Uno spazio vuoto? Nella scrittura conta (ma la leggibilità non è tutto)!

Uno spazio vuoto? Nella scrittura conta (ma la leggibilità non è tutto)!

Quando parliamo con qualcuno… un momento di silenzio può valere più di mille parole, non è vero? Beh, anche nella scrittura, gli spazi vuoti possono fare la differenza e possono fare esattamente la stessa cosa. O almeno questo è quello che credo io!

Gli spazi vuoti comunicano. Ci dicono silenziosamente di fare una pausa durante la lettura, facilitandola e rendendola più scorrevole, ma possono dirci anche di più… Basta lasciarli “parlare” al momento giusto.

Non ne dobbiamo usare troppi, ma dobbiamo comunque renderci conto della loro importanza e lasciarli impressi sul foglio ogni volta che è necessario.

Uno spazio vuoto in un testo è fondamentale anche perché, molte volte, ci indica che abbiamo bisogno di riflettere e di elaborare ciò che abbiamo appena letto. In realtà, se ci pensi bene, fa lo stesso effetto persino su chi scrive.

Non credi?

Da un punto di vista personale, credo che la scrittura non si possa insegnare. Certamente, un corso di scrittura creativa può aiutare, così come uno di web writing o web journalism. Anche io ne ho fatti alcuni.

Tuttavia, la verità è che la scrittura ce l’abbiamo dentro. Il nostro tono, quello che abbiamo da dire, il nostro stile… tutto parte da noi, dal nostro carattere e dalla nostra passione. Ad ogni modo, parlare di qualche trucco (e impararlo), di certo non fa male. In questo caso, ho pensato di parlare di spazi vuoti, proprio perché si tratta di una parte in cui non scrivi, ma piuttosto lasci andare: lasci il via libera all’immaginazione del lettore o alla sua riflessione. Magari sei tu che ti fermi a riflettere e poi riparti. Chi lo sa.

Riprendere fiato ci aiuta, persino nella scrittura. Poi, anche se non sembra, uno spazio vuoto non è un “nulla”. Infatti, pur se si tratta di un qualcosa di invisibile, in realtà è la sua importanza a renderlo reale ed importante, a dargli peso e a renderlo esistente. Non a caso, come abbiamo detto, migliora la leggibilità dello scritto e penso vivamente che lasciare andare, dare il via libera all’immaginazione e alla riflessione, sia una cosa che non deve mai mancare in un testo. Proprio per questo, non dimenticare di…

Mettere gli spazi vuoti solo nel momento giusto

Se non siamo noi a scegliere di usarli, sono generalmente detti “passivi” e solitamente sono quelli che vengono lasciati tra una parola e l’altra o tra un segno di punteggiatura e una parola.

Quelli attivi sono quelli che non lasciamo obbligatoriamente: li lasciamo appositamente e perché lo vogliamo. Ci servono perché danno personalità ed enfasi a quello che abbiamo scritto, proprio come quando un attore a teatro si sofferma e lascia tutti sulle spine.

Possiamo usarli per dare un tocco di ordine e carattere al nostro testo, per permettere a chi legge di riprendere fiato e di non far sì che gli si incrocino gli occhi!

Insomma, i motivi per usare gli spazi vuoti nella scrittura sono tanti, ma dovresti ricordare sempre che chi scrive sei tu. Non mettere uno spazio tra due frasi solo per il “word-spacing” o perché l’impostazione di una pagina ti impone di farlo.

Ogni spazio vuoto ha un senso e tu non dimenticare mai di dare ad ogni spazio il senso che merita.

Può tramutarsi in uno stacco temporale e/o geografico, oppure in un cambio di argomento (seppur correlato) o in un attimo di “pausa” utile per non sovraccaricare chi legge di informazioni. Ma secondo me, lo spazio vuoto più importante è quello che TU concedi al tuo lettore quando vuoi che rifletta e che inizi a immaginare qualcosa.

Un foglio bianco è come una tela da colorare: tu lo riempi di parole, ma è chi legge a dover trasformare quelle parole in immagini.

Quando ci ricordiamo di questo, scrivere diventa ancor più spontaneo e naturale e ogni spazio nasce esattamente al posto giusto.



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